Obiettivo Laurea: prendi il ritmo giusto! Un mese di coaching per studiare in modo più efficace

PER CHI: per te che sei all’Università e fai fatica a programmare lo studio, a gestire bene il tempo, a lavorare in modo efficace.

PERCHE’: perchè è difficile adattarsi a tempi e ritmi diversi dalle scuole superiori, conciliare magari studio e lavoro, acquisire il metodo giusto, definire obiettivi realistici.  Hai mai provato a iniziare a fare trekking, correre, nuotare? Bene, allora sai che all’inizio fai fatica, i muscoli sono rigidi, se sforzi troppo ti stanchi subito.
Se invece procedi per gradi e con costanza, con il giusto metodo di allenamento, mano a mano i muscoli reagiscono meglio, fai meno fatica, le tue prestazioni migliorano e mano a mano che porti a casa risultati aumenta anche la tua motivazione.
Con lo studio è la stessa cosa. Se trovi il TUO ritmo, il metodo più efficace per TE, se programmi correttamente i TUOI obiettivi, allora puoi migliorare efficienza ed efficacia.

CHE COSA TI OFFRIAMO: study-coaching è un percorso che dura 4 settimane.
Come ogni allenatore che si rispetti, noi saremo con te. Insieme costruiremo la tua tabella di marcia, troveremo il tuo ritmo, ti guideremo nello scoprire in metodo più efficace per studiare.
Una volta acquisito l’allenamento, sarà facile per te proseguire.

Cosa comprende:
– 1 colloquio iniziale di 45 minuti, propedeutico all’inizio dei lavori
– 1° settimana: 1 sessione da 3 ore (pianificazione e organizzazione)
– 2° settimana: 1 sessione da 2 ore (verifica andamento e metodo)
– 3° e 4° settimana: 1 sessione settimanale da 30’ (verifica andamento e adattamento planning)
– 1 email quotidiana
– Materiale

LE NOSTRE PROFESSIONISTE
Sabrina Bussolati
Giuseppina Carrera

PER PRENOTARE
Tempi e modalità dei colloqui (in presenza o via Skype) verranno concordati direttamente tra professionista e cliente.
info@cocolab.it

Job Help – Riscrivere il cv

Cerchi lavoro o vorresti cambiare il tuo? Non hai chiari i tuoi obiettivi e non sai bene come muoverti, come riscrivere il tuo cv, come valorizzare la tua storia professionale e soprattutto i tuoi talenti?

In tre incontri non si fanno miracoli ma sicuramente è un buon inizio per imboccare la strada giusta.
Per trovare il lavoro che ti piace, e non per cercare un lavoro qualunque.

Lavoreremo per iniziare a:
– definire il tuo obiettivo (prima sessione)
– impostare gli elementi per (ri)scrivere il tuo cv (seconda sessione)
– definire come muoverti (terza sessione)

Cosa: Un incontro conoscitivo di mezz’ora + tre sessioni singole di un’ora ciascuna, a cadenza settimanale.
La nostra professionista: Sabrina Bussolati
Info e prenotazioni: info@cocolab.it
Concorderemo insieme tempi e modalità delle sessioni

 

 

Fare di ogni giorno il giorno del ringraziamento

Il Giorno del Ringraziamento cade a novembre.  E’ un giorno speciale, si cucinano prelibatezze – il tacchino, le patate, la zucca – si sta insieme.
E’ una festa che nasce dalla gratitudine.
Ma forse potremmo fare di ogni giorno un giorno del ringraziamento. Perchè praticare la gratidudine fa bene. Lo dimostrano studi scientifici e decine e decine di articoli e libri pubblicati.
Uno degli esperti della gratitudine è Robert Emmons, professore di psicologia presso l’Università della California (questo è il suo sito http://gratitudepower.net) .
Insieme ad altri, anche i suoi studi dimostrano che le persone che sono grate sono più felici.
Ma la felicità cos’è? Secondo gli studiosi è un sentimento che dona alle persone emozioni positive nei confronti della propria vita e del proprio ambiente. E’ come se la vita avesse più senso, se il cuore si aprisse verso il mondo.

Allora perchè non provare ad esercitare la gratitudine! Come? Ad esempio con un piccolo atto, come quello sperimentato dai ricercatore di “Soul Pancake” in questo bellissimo video su You Tube.

Autunno: la stagione giusta per…

Diciamocelo: settembre è ancora un po’ un mese sospeso.

Sospeso tra il rientro dalle vacanze ma l’estate che non è ancora finita. Tra i vestiti leggeri e i primi golf. Tra la fatica di riprendere il solito tran tran  e la voglia di costruirsi nuovi ritmi in vista dell’inverno.

Ma con ottobre non ci sono storie: è autunno. Allora mettiamo a frutto questi mesi che ci separano dall’inverno.

Per iniziare qualcosa o per eliminare qualcosa che non serve più. Affinando la nostra conspevolezza.

Qualche suggerimento?

1. iscriversi a un corso. Di cucina, di yoga, di tango, di lingue, non importa. Proviamo a vederlo non come un semplice passatempo ma come un’occasione per sperimentare qualcosa di importante per noi, ad esempio un talento che non abbiamo mai coltivato o  una risorsa che non sapevamo di avere, un desiderio di metterci alla prova  .

2. approfittare del cambio di stagione per fare pulizia nell’armadio. Non è semplicemente un buttare via vestiti che non usiamo ma è un modo per scoprire come cambia il nostro modo di vedere noi stesse e  abbandonare un’immagine che magari non ci corrisponde più.

3. scoprire sapori, colori e profumi dell’autunno. Uva, cachi, verze, zucche, pere: possiamo trasformarle in vero e proprio percorso sensoriale quotidiano, un modo per dedicarci qualche minuto di tempo a contatto con noi stessi, con quello che sentiamo.

 

Talenti invisibili

Il 23 aprile 2013, alla Fabbrica del Vapore di Milano, si è tenuta la serata conclusiva di Una-Talks, primo esperimento di speech tutti al femminile. È stata Sabina Ciuffini a ideare il progetto di dare una voce alle donne, quelle famose ma anche a tutte le “una qualunque” che hanno qualche cosa da dire.

Noi di CoCoLab abbiamo partecipato con grande entusiasmo e abbiamo deciso di parlare di talenti invisibili.

Questo il testo dello speech che abbiamo presentato.

Sul sito unaqualunque.it riprese e interviste alle protagoniste di Una-Talks. 

 

TALENTI INVISIBILI (Sabrina Bussolati)

Poco meno di un anno fa, a cavallo fra luglio e settembre, mi è capitato di avere del tempo libero a disposizione.

Io sono una counselor e una coach, così – invece di fare un corso di cucina o dedicarmi al bricolage – ho deciso di mettere le mie capacità professionali a disposizione degli altri.

Per due pomeriggi alla settimana mi sono seduta in due bar di Milano – bar ospitali, di quelli dove ti senti a tuo agio – e, davanti a un caffè, ho offerto sedute gratuite di coaching sul tema del lavoro, un tema che conosco piuttosto bene perché ho lavorato per 24 anni in aziende e organizzazioni varie, lo trattiamo in CoCoLab e indubbiamente – oggi come oggi – è un tema parecchio scottante.

L’iniziativa si chiamava JOB HELP, e, con il mio metaforico banchetto alla Lucy dei Peanuts, aspettavo le persone che avevano preso appuntamento per una seduta individuale da 45 minuti.

Bene, avevo immaginato che arrivassero da me persone per chiedere consigli su come scrivere un buon curriculum, su quali network essere presenti, su come approcciarsi correttamente a un mondo dove di lavoro sembra essercene davvero poco.

E invece no.

Della trentina di persone che ho incontrato in quei due mesi – in maggioranza donne – l’80% un lavoro ce l’aveva. Lavori belli anche.

È che lo volevano cambiare.

Arrivate “nel mezzo del cammin di nostra vita” – per dirla alla Dante – si sono trovate improvvisamente con la sgradevole sensazione di non trovare più un senso in quello che facevano, nel non trovare più gratificazioni.

Semplificando molto, lo schema delle conversazioni era più o meno così: “Che cosa vorresti fare?” “Non lo so”. “Che cosa ti piace fare?” “Non lo so”. “Che cosa sei capace di fare” “Niente di particolare, non ho un talento specifico”.

Da qui ho iniziato ad interessarmi molto a questa faccenda dei talenti.

Perché vedete, siamo abituate a considerare “talento” solo quelle doti eccezionali che solo pochi hanno – i grandi leader, pittori, musicisti, cuochi – ma la verità è che tutti noi abbiamo dei talenti, piccoli talenti quotidiani che sono nostri e solo nostri, che fanno sì che siamo davvero brave a fare delle cose.

Solo che non li vediamo. Sono invisibili al nostro sguardo, come se fossero sotto il mantello dell’invisibilità – quello di Harry Potter per intenderci.

Un mantello intessuto di abitudine.

Perché i talenti – i nostri talenti – siamo abituate a metterli in atto da così tanto tempo che non ce ne accorgiamo più, lo facciamo in maniera automatica. Perché li abbiamo da sempre, fanno così parte di noi che li consideriamo “normali”.

“Sì, è vero, riesco a organizzare tutto il lavoro che ho in ufficio e star dietro a tutte le scadenze. Ma è normale no?”.

“Sì, è vero, quando ho davanti un foglio di excel mi salta all’occhio subito se qualche numero non è congruente con gli altri. Ma è normale, no? Cosa c’è di particolare?”.

C’è che si chiamano talenti. E ci facilitano la vita.

Perché se io ho un talento naturale per i numeri, farò meno fatica a lavorare in amministrazione rispetto alla mia collega alla quale i numeri non “parlano”.

E se ho un talento per organizzare non vivrò tutti i giorni con la frustrazione di aver dimenticato scadenze e di essere perennemente in arretrato perché non so tenere il tempo.

ll problema è che se noi non vediamo più i nostri talenti, non li vedono più neanche gli altri, perché l’abitudine è contagiosa e anche chi ci sta vicino dà per scontato che io quella cosa la faccia bene.

Se in ufficio, da dieci anni organizzo conferenze stampa che vanno alla perfezione, nei posti giusti, con la scaletta giusta, con il materiale giusto, chi mi dirà “brava”? Probabilmente nessuno. E’ “normale” che io lavori così, con quegli standard. In primis sarà normale per me.

E questo è un problema quando io vorrò riscrivere la mia storia professionale per trovare lavoro: sarò in grado di definirmi con un’etichetta ma difficilmente riuscirò a valorizzare le mie capacità, le mie competenze e – soprattutto – a mettere in risalto i miei talenti, quelli che mi fanno fare le cose con naturalezza e con piacere.

Perché, senza ombra di dubbio, fare una cosa per la quale siamo naturalmente portate ci dà piacere.

Bel tema quello del piacere. Mi colpisce sempre come siamo portate a dare valore solo a quello che ci costa fatica. Se sudiamo, allora ok, quella cosa vale. Se la facciamo con leggerezza e piacere, senza sforzo perché ci viene bene in maniera naturale allora sembra non avere un valore. Diventa “normale”.

Ma, come dice John Gardner, “Eccellenza è fare cose ordinarie straordinariamente bene”.

Il mantello dell’invisibilità è fatto anche di altro. Di vergogna, quella sottile vergogna che ci fa ritirare in un angolino e dire :”Non sono brava abbastanza”.

Quella che ci fa guardare sempre a quello che ci manca per essere “come la mia collega”, “come la mia amica” e qualsiasi cosa facciamo non è mai abbastanza.

E questo mantello dell’invisibilità ce lo portiamo sulle spalle da tanto tempo.

È quello sotto il quale sono spariti i talenti che avevamo da bambine e che abbiamo scelto di non seguire, spesso di cancellare dalle nostre vite.

Perché il gruppo delle nostre amiche seguiva altre strade e noi volevamo tanto essere come loro, restare con loro. Perché i nostri genitori, le nostre tradizioni familiari ci spingevano altrove. Perché l’amore della nostra vita ci chiedeva altro da quello che ci sentivamo dentro.

E poi, a quarant’anni, la domanda: che cosa vorrei veramente fare?

Allora togliamolo questo benedetto mantello!

Non è facile, significa diventare consapevoli di ciò che facciamo, togliere il pilota automatico e guardare le nostre azioni – a casa, in ufficio – e chiederci: che talento sto mettendo in atto nel fare questo?

Vi assicuro, è una sorpresa quello che possiamo scoprire. L’ho provato sulla mia pelle e lo sperimento costantemente nel mio lavoro.

Perché i nostri talenti sono i nostri punti di forza.

Quello che vi propongo è un cambio di prospettiva: invece di pensare a quello che manca, a ragionare con la filosofia del “se” – se fossi più portata per le lingue, se riuscissi a farmi valere di più nelle riunioni, se scrivessi meglio – valorizziamo quello che è già nostro, impariamo a conoscere i nostri talenti; perché se li conosciamo possiamo usarli, nutrirli con competenze che possiamo acquisire e permetterci di farli emergere alla luce.

Di farci riconoscere per quello che siamo brave a fare.

Ed è tanto quello che sappiamo fare.

Se decidiamo di scalare una montagna da cosa partiamo? Scegliendo gli appigli certi, quelli che siamo sicuri di possedere, quegli appigli saldi dai quali possiamo partire, quelli su cui tenere poggiato un piede mentre tentiamo con l’altro anche qualcosa di più incerto e rischioso.

Ma un punto saldo ce l’abbiamo.

È il nostro talento.

Allora ripercorriamo la nostra storia professionale, rileggiamola in questa chiave. E poi guardiamo alla nostra vita quotidiana, e andiamo indietro nel tempo, a quello che ci veniva così bene e ci piaceva tanto.

È bello rileggere la nostra storia e scoprire come i nostri talenti abbiano viaggiato nel tempo insieme a noi, ci abbiano reso facili cose difficili, ci accompagnino inconsciamente nella nostra professione, come siano lì a dirci “sei brava a fare questo” se solo diamo loro voce.

La mia ricerca sui talenti prosegue.

Vorrei chiedervi, quando arrivate a casa, provate a richiamare alla memoria i vostri giochi di bambine e provate a vedere se dietro di essi c’era un talento che vi ha accompagnato a quello che siete oggi o che è rimasto lì inascoltato per tutto questo tempo.

E se ne avete voglia scrivetemi quello che avete scoperto, scrivetemi le vostre storie. Sarà un piacere leggerle.

Grazie

Sabrina Bussolati 

 

 

Body Experience

Una mostra, “Lezioni di danza”… storie ruvide su passi di seta.
Un pittore: Maurizio Mercurio Lentini.
Ballerine, movimento, paesaggi, contrasto: leggerezza e pesantezza, colore e grigi. La perfetta ambientazione per parlare del nostro corpo.
A volte ci occupiamo di lui come se fosse un estraneo:  andiamo in palestra, mangiamo, lo curiamo‚ come guscio esterno, come una macchina da migliorare sempre. L’obbligo pesante di un DEVO al quale opporremo tutta la leggerezza della scelta del VOGLIO. Sarà una libera conversazione per aprire una prospettiva diversa sul nostro corpo.

Guest: Giuseppina Carrera, Focusing Trainer certificata dal Focusing Institute di New York e Counselor professionista, grande maestra dell’ascolto del corpo.
Sabrina Bussolati
, counselor professionista, coach, un passato lontano nelle scuole di danza.

Cosa: Dopolavoro
Quando:
lunedì 27 maggio, dalle 19,30 alle 20,30
Dove
: Galleria l’Acanto, Via Nöe 33, Milano (zona Città Studi)
Quanto: L’incontro è gratuito e a numero chiuso

Informazioni: info@cocolab.it

 

Talenti al lavoro

Ci sono cose che ci vengono bene.
Di più: ci sono cose che ci vengono bene e che facciamo con soddisfazione, con piacere e facilità, in modo naturale.
Ancora, ci sono cose che ci vengono bene e che ci sono riconosciute anche dagli altri.
Ecco, ci troviamo più o meno nel territorio dei talenti e delle eccellenze che ognuno di noi ha. Che ne siamo consapevoli o meno.

Sul lavoro, conoscere bene i nostri talenti significa poterli valorizzare, sia nel nostro quotidiano, sia nel nostro cv. Significa poter riscrivere la nostra storia professionale alla luce dei nostri punti di forza, senza dare nulla per scontato.

In questo Lab – che giunge alla terza edizione – vi  condurremo alla ricerca dei vostri talenti, utilizzando strumenti diversi e sperimentando una nuova capacita’ di mettere a fuoco cosa siete davvero bravi a fare. Per poi cercare di farlo.

Conduce: Sabrina Bussolati, counselor professionista, coach, co-fondatrice di CoCoLab, 22 anni di esperienza in azienda come manager e come consulente.

Quando: due edizioni disponibili:

martedì 19 marzo, 10-12.30 se hai più tempo disponibile alla mattina SOLD OUT

martedì 26 marzo, 19.30-22 se hai più tempo disponibile alla sera

Cosa: Lab
Dove: Spazio Culturale MY G, via A. Da Saluzzo 27, Milano
Quanto: 35 € (Il Lab è a numero chiuso con prenotazione obbligatoria. Si avvia al raggiungimento di minimo 3 partecipanti)

Per informazioni e iscrizioni, scrivici: info@cocolab.it